Polvere bianca

Smarrito in un vento di polvere bianca, lo sguardo assorto,l’anima stanca di chi ha già avuto troppo passato, lo sguardo duro come il selciato… Le notti insonni,strada da fare, la testa stanca e giorni da tirare, amari e uguali come un brutto copione, quando ti svegli e ti senti un coglione. Io stupida,stralunata, con la
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La sfinge

  In certi casi è meglio restare immobili e attendere. Inutile fuggire, inutile gridare, inutile pregare. Gli ultimi raggi di sole scagliano ondate d’ombra e calore secco sulle impronte appena stampate sulla sabbia e che già hanno perso ogni possibilità di suggerire ritorni e salvezza. Il piccolo essere umano non osa guardare colei che senza
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Pulvis et umbra

Nessuna come la parola “polvere, pulvis”, di etimo incerto, riesce a rendere il senso del tempo che scorre incessante e vanifica costantemente il presente, proiettando sulla felicità appena sfiorata l’ombra della fugacità. Nell’ode di Orazio (Carmina, IV, 7, 16) il verso “pulvis e umbra sumus” si contrappone con efficace evidenza all’incipit “Con le disciolte nevi
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Ovunque

Hai mai ascoltato il silenzio? Non dico che devi abbassare il volume delle persone, né delle loro parole, ma fare attenzione al silenzio, quello che ti tiene solo, quello che ti rende monocromatico. Come scendere in acqua, per ogni centimetro di cui sei fatto e lasciarsi silenziare. L’acqua non parla, è parte di noi, è
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Mia Madre

  Mia madre non sopportava la polvere. Passava intere giornate e cercare di levarla da sopra i mobili, gli oggetti. Usava sempre lo stesso piccolo pezzo di stoffa, quasi fosse un rito. Lo bagnava leggermente e poi strofinava tutto quello che le capitava sotto mano. Non sopportava la polvere, la odiava. Diceva che faceva cambiare
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Nella teca di vetro

Un paio di anni fa ho intrapreso un viaggio stupendo. Uno di quelli dove si parte con lo zaino in spalla, pochi cambi e la voglia di riportare a casa il più possibile. Sono arrivata in una terra verde come la speranza, incredibilmente feconda ai visitatori, dove le biciclette sfrecciavano tra i cesti di tulipani
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Siamo polvere

Non hai più gambe per danzare volteggiare tra le candide nuvole del domani. Non hai più mani da poter tendere in aiuto niente saluti niente carezze. Non hai più labbra per sorridere o bocca per urlare, cantare, essere libera di esprimere Il tuo animo. Non hai più occhi per osservare il mondo Niente lacrime come
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[…]

Se mai dovessi –  fingendomi poeta d’altri tempi – disegnare i contorni della mia immagine riflessa nei tuoi occhi, vedrei un pugno azzurro di polvere che sbiadisce nel contrasto della tua pupilla allargata come le soglie di un abisso, piccola scatola fabbricata dalle tue mani – pulite e senza vanità – dove nascondi un groviglio
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