Si agitano nell’aria

Il nonno materno pugliese, commerciante di tessuti che conosceva il greco, l’altro umbro, ingegnere ferroviario sempre in viaggio e la bucolica nonna materna che viveva sulle montagne. Poi la guerra e il ritrovarsi in una città che doveva essere un rifugio, ma che fu solo tragedia; è nelle grotte che si incontrarono, dove l’altra nonna,
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Paura dell’altezza

Son cresciuto senza radici, a cui ancorare queste insicurezze, dalle quali attingere la certezza di ciò che è giusto o sbagliato, essenza di linfa vitale. Avrei voluto trovare conforto e guida in Te, Madre terra, terreno fertile ed ospitale, supporto stabile durante le tempeste. Ma son cresciuto senza radici, in una corsa matta e disperata,
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È un Dio che ricorda

Si narra che siamo tutti corrotti dal peccato originale. Chissà cosa gli sarà saltato in testa a questo Dio misericordioso, nel decidere di condannare tutte le generazioni esistenti sulla Terra per l’errore di una coppia e la complicità di una mela e di un serpente. Chissà se anche lui si sarà fatto un esame di
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Alzheimer (Lei)

Lei che a tratti sapeva chi era, dove si trovava e chi fossero le persone che aveva attorno. Lei, la stessa che dimenticava i nostri nomi, che confondeva le parentele e che parlava di persone e fatti accaduti da tempo. Lei, sempre più sopraffatta dal pianto e dalla depressione. A volte consapevole e triste per
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La prima e l’ultima volta

Ricordo la prima volta che ho capito che vivevo, veramente dico, che la vita non è un gioco. Avevo 13 anni, ero davanti alla commissione per esame di terza media, dopo aver fatto scena muta, rimasi sola nella stanza, dove per la prima volta capii che quella era la mia vita e che quei sogni
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Peccato originale

Era un’estate, più di quindici anni fa. L’adolescenza si insinuava tra i giochi e i rilievi del corpo che sfidavano il pudore. Ero ad un campo scuola con la parrocchia. Ci chiesero di camminare nel bosco al tramonto, alla ricerca della nostra preghiera. Ci istigavano tacitamente a dimenticare la carne giovane. Chiamavano “il deserto” quel
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L’acidulo ricordo dei pensieri

Era un tempo di cui non ricordo il numero. La calligrafia era più salda di quanto lo fosse oggi, la noia era onnipotente e le passeggiate cariche di segni. Lo strusciare delle foglie, sotto i piedi addolciti dall’infanzia, suonava come il verso di un disturbo, come cogliere l’ortica a piene mani, percepire la forza esterna
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