Finalmente in paradiso

Dalla cima della collina vedevo il sole morente scintillare sui tetti rossi delle case di Ile-Oluji. Dalla parte opposta, invece, c’erano i boschi e gli altipiani già coperti dalla sera e la nuova strada per Ojkeigbo, quella che spacca la montagna e s’infila nella savana, nera e minacciosa, come un enorme serpente di catrame che
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Gabriele

Londra, 29 anni, due anni e mezzo all’estero. All’età di ventuno anni, Gabriele sentiva il respiro spezzarsi mentre il suo cuore accelerava. Spesso irrompeva su di sé una sensazione di stranezza che mescolava ansia e paura. Viveva in un piccolo paese dove i giorni scorrevano l’uno uguale all’altro, scanditi da abitudini consolidate. Fino a quando,
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Intervista a Rainone Andrea

Come immaginavi Manchester prima del tuo arrivo? Quando sono arrivato, nel giugno 2016, ero invaso da mille emozioni contrastanti. Manchester l’ho sempre sognata com’è: una città della rivoluzione industriale, accogliente con lo straniero, ordinata e ben organizzata. Il lavoro è il pilastro della città. Pertanto, difficilmente si può immaginare una città diversa. Le tue aspettative
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Senza via di scampo

Molte delle strade di cui mi accorgo orami non sono più percorribili, se non con l’occhio di chi ha una nostalgia “delle cose che non ebbero mai un cominciamento”. Nella pura sospensione degli eventi, così, colto all’improvviso dal sogno dei momenti di riluttanza, volevo squadrarmi il mento, sentire l’inno di qualche marcia inglese, un sussurro,
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#strade

strade scorrono strade di bianco tracciate e occhiali da sole e baci abbracci carezze cazzate metti un disco il cielo si apre ascolta l’asfalto il blues il traffico autogrill di vento sbadigli e stirarsi di gatti riparti chi guida io sto davanti gesti gentili genitali stretti per portabagagli mai grandi abbastanza e bagni occupati vociare
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Strada

Siamo fatti di cattive abitudini e occasioni mancate, la luna stanotte sembra una moneta spaccata in due perfettamente al centro, siamo la metà assente, o che si nasconde. Vorrei che la strada verso casa fosse più lunga e arrivare domattina, non sprecare nemmeno un minuto di questo buio, la musica in sottofondo è perfetta, la
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G.

Non le gambe, ma le dita. Sono i miei polpastrelli quelli ad aver percorso più strada. Ancora piccini si avventuravano tra le briciole di una tovaglia a quadri e passo dopo passo cercavano di non sconfinare il sanguineo perimetro dei quadranti. Quei residui di pane erano il simbolo della domenica, enfatico collante che ci riuniva
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